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Bonus Renzi: cosa cambia nel 2019

Anche per il 2019 resta in vigore il cosiddetto ‘bonus Renzi’, ovvero il credito fiscale di 80 euro che viene concesso ad alcune categorie di lavoratori.

La nuova Legge di Bilancio, infatti, non ha abolito o modificato questa misura, dunque sarà possibile usufruirne anche quest’anno. Restano invariate le soglie di reddito, minima e massima, previste per accedere al beneficio dalla precedente normativa.

In questa breve guida vi spieghiamo cosa cambia con il bonus Renzi 2019 e chi ne ha diritto.

COS’E’ IL BONUS RENZI?

Il bonus Renzi è un bonus fiscale a favore di alcune categorie di lavoratori, che viene accreditato direttamente in busta paga, introdotto dal Governo italiano nel periodo in cui Matteo Renzi era Presidente del Consiglio.

E’ detto anche bonus Irpef, in quanto si tratta di un creditoconcesso ai contribuenti lavoratori, dipendenti o assimilati, a valere sull’Imposta sul reddito delle persone fisiche. E’ stato istituito dal Decreto Legge 24 aprile 2014, n. 66, ed è stato poi confermato dalla Legge 23 dicembre 2014, n. 190 (Legge di Stabilità 2015).

L’articolo 1 del DL 66 / 2014, infatti, prevedeva il riconoscimento di un credito complessivo di 640 Euroda maggio a dicembre 2014, per i titolari di reddito da lavoro dipendente e di alcuni redditi assimilati a quelli da lavoro dipendente, la cui imposta lorda determinata su questi redditi fosse di importo superiore alle detrazioni da lavoro spettanti. I commi 12, 13 e 15 dell’articolo 1 della Legge di Stabilità 2015 hanno, poi, reso strutturale il bonus, a partire dal 2015, per un importo complessivo massimo di 960 Euro l’anno.

Dato che, in base al comma 2 dell’articolo 1 del Decreto Legge 24 aprile 2014, n. 66, il bonus è rapportato al periodo di lavoro nell’anno, il credito previsto dalla Legge 190 / 2014 fa riferimento ad un numero di giorni di detrazione riconosciuti nell’anno pari a 365 e viene erogato sempre proporzionalmente ai giorni di detrazione annuali effettivamente riconosciuti. L’importo da erogare varia in base al reddito dei beneficiari, non concorre alla formazione del reddito ed è suddiviso tra le retribuzioni successive alla data di entrata in vigore del beneficio, con un importo di circa 80 Euro al mese.

A CHI SPETTA IL BONUS 80 EURO?

La misura è rivolta ai contribuenti che percepiscono redditi di lavoro dipendente, di cui all’articolo 49, commi 1 e 2, del Testo Unico Imposte sui Redditi (TUIR), o redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, di cui all’articolo 50, comma 1 del TUIR, che appartengono alle seguenti categorie:

– compensi percepiti dai lavoratori soci delle cooperative;
– indennità e compensi percepiti a carico di terzi dai lavoratori dipendenti per incarichi svolti in relazione a tale qualità;
– borse di studio, assegni, premi o sussidi per fini di studio o addestramento professionale;
– somme corrisposte in virtù di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa;
– remunerazioni dei sacerdoti;
– prestazioni pensionistiche di cui al decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124 comunque erogate;
– compensi per lavori socialmente utili in conformità a specifiche disposizioni normative.

I beneficiari devono avere un reddito che rientra nei limiti previsti per usufruire del bonus (vedi paragrafo successivo). Inoltre, devono avere una imposta lorda di ammontare superiore alle detrazionida lavoro che spettano loro determinata sui citati redditi.

LIMITI REDDITUALI

Fino al 2017, il bonus Irpef poteva essere concesso ai contribuenti titolari, nell’anno di imposta, di un reddito complessivo non inferiore a 8.000 Euro e non superiore a 24.000 Euro, nel caso del bonus intero (960 Euro annui), e a 26.000 Euro per quello ridotto. Nel secondo caso, infatti, il credito annuo va riducendosi con l’aumentare del reddito, fino ad azzerarsi una volta che viene superata la soglia limite prevista.

La Legge 27 dicembre 2017, n. 205, relativa al ‘Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018 – 2020’, ha introdotto, poi, delle novità relative ai limiti di reddito per poter usufruire del credito, stabilendo nuove soglie reddituali. Il comma 132 dell’articolo 1 del provvedimento, infatti, ha modificato il comma 1-bis dell’articolo 13 del Testo Unico Imposte sui Redditi,  innalzando di 600 Euro gli importi massimi del reddito complessivo annuale previsti per aver diritto al bonus 80 Euro. Gli stessi sono stati portati a 24.600 Euro, per usufruire della misura intera, e a 26.600 Euro per accedere a quella ridotta. Ciò ha consentito di ampliare la platea di beneficiari che possono avere accesso a questa misura.

Perchè il limite minimo di reddito è di 8.000 Euro? I redditi inferiori a questo importo rientrano nella cosiddetta ‘no tax area’, ovvero una fascia di reddito esente da imposte e, pertanto, non comportano il pagamento dell’Irpef.

COSA CAMBIA NEL 2019?

In sostanza nulla. La Legge 30 dicembre 2018, n. 145, relativa al ‘Bilancio di Previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e al Bilancio Pluriennale per il triennio 2019 – 2021 ‘ (Legge Bilancio 2019), non prevede l’abolizione e non introduce modifiche al bonus Irpef 2019, pertanto la misura resta in vigore ed invariata.

Quindi, ricapitolando, con il bonus 2019 i lavoratori che hanno un reddito complessivo annuo compreso tra gli 8.000 e i 24.600 Euro riceveranno l’intero importo di 960 Euro l’anno (circa 80 Euro al mese). Ai lavoratori che hanno un reddito complessivo annuo superiore a 24.600 Euro, che non supera i 26.600 Euro, spetterà invece un importo ridotto, da calcolare in base a determinati parametri.

COME SI CALCOLA IL BONUS 2019?

Se il reddito complessivo è compreso tra 8.000 e 24.600 Euro, il credito spettante ai lavoratori è di circa 80 Euro, che rappresenta la quota mensile del credito totale di 960 Euro annui, e viene calcolato in base al numero dei giorni che compongono il mese (960 / 365 giorni l’anno x numero dei giorni del mese). Se supera i 24.600 Euro e arriva fino ad un massimo di 26.600 Euro, viene calcolato sottraendo dal limite reddituale massimo il reddito complessivo, moltiplicando per i 960 Euro e dividendo per 2.000 Euro (26.000 Euro – reddito complessivo del lavoratore x 960 Euro / 2.000 Euro).

Occorre sottolineare che il credito è rapportato al periodo di lavoro nell’anno e l’importo di 960 euro è rapportato a un numero di giorni di detrazione riconosciuti annualmente di 365. Perciò il valore del bonus è sempre proporzionale ai giorni di detrazione annuali riconosciuti.

Dal calcolo del reddito complessivo ai fini del credito Irpef sono esclusi l’abitazione principale, con le sue pertinenze, e l’eventuale quota di TFR anticipata in busta paga. Le quote di reddito esenti dalle imposte sui redditi previste per Ricercatori e Docenti universitari, e per lavoratori rientrati in Italia, vengono invece considerate.

ESEMPI DI CALCOLO

Vediamo qualche esempio pratico di calcolo del credito Irpef per i lavoratori che percepiscono un reddito complessivo di importo compreso tra 24.601 Euro (ovvero superiore a 24.600 Euro) e 26.600 Euro:

  • se il reddito è pari a 24.780 Euro, il bonus ha un importo di 873,60 Euro l’anno (26.600 Euro – 24.780 Euro x 960 Euro / 2.000 Euro);
  • se il reddito è pari a 25.000 Euro, il bonus ha un importo di768 Euro l’anno (26.600 Euro – 25.000 Euro x 960 Euro / 2.000 Euro);
  • se il reddito è pari a 25.600 Euro, il bonus ha un importo di 480 Euro annui (26.600 Euro – 25.000 Euro x 960 Euro / 2.000 Euro);
  • se il reddito è pari a 26.100 Euro, il bonus ha un importo di 240 Euro annui (26.600 Euro – 26.100 Euro x 960 Euro / 2.000 Euro).

COME SI RICHIEDE?

Il bonus fiscale da 80 Euro non deve essere richiesto. In base alla normativa vigente, infatti, viene riconosciuto automaticamente ai lavoratori e accreditato direttamente in busta paga.

QUANDO DEVE ESSERE RESTITUITO?

Dato che il credito viene erogato in maniera automatica, per tutto l’anno, se sussistono i requisiti, può accadere che il beneficiario debba restituirlo. Ciò succede, ad esempio, se il lavoratore ha percepito un reddito complessivo da lavoro dipendente o assimilato inferiore o superiore all’importo minimo o massimo previsto per la concessione del bonus Renzi, o se si sono verificati degli errori nella compilazione del 730 (modello per la dichiarazione dei redditi).

E’ compito del beneficiario dare comunicazione al sostituto di imposta, ovvero al soggetto che deve operare le ritenute previste per legge (il datore di lavoro), e all’INPS, di rinuncia perché non ne ha diritto. Se non lo fa, deve restituire il credito indebitamente percepito, in un’unica soluzione, mediante rimborso o conguaglio a fine anno. La restituzione può essere parziale, ad esempio se si è usufruito del credito intero ma il reddito complessivo è risultato poi essere superiore a 24.600 Euro e inferiore a 26.600 Euro, dando pertanto diritto a quello ridotto.

Dunque, ricapitolando, i principali casi che comportano la restituzione del bonus 80 Euro sono i seguenti:
– reddito inferiore a 8.000 Euro;
– reddito superiore a 24.600 Euro ma non a 26.600 Euro (restituzione parziale);
– reddito superiore a 26.600 Euro;
– modello 730 errato

 

 

 

 

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