Pensioni, allarme rosso: “Ecco cosa accadrebbe con la Quota 100”

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Che cosa potrebbe accadere con l’introduzione di Quota 100 e Quota 41?


Secondo il presidente dell’Inps Tito Boeri, il primo effetto della “contro-riforma” targata M5s-Lega sarebbe quello di veder lievitare il numero dei pensionati: una conseguenza ovvia, ma sono i numeri a preoccupare il numero uno dell’Inps che oggi alla Camera dei Deputati ha presentato una stima relativa all’impatto della proposta di governo. “Ripristinando le pensioni di anzianità con quota cento o 41 anni di contributi – ha detto – si avrebbero subito circa 750mila pensionati in più” con un costo, nella versione ‘pura’ “fino a 20 miliardi all’anno”.

Pensioni, Boeri: con la contro-riforma si ridurrebbe l’occupazione

Ma per Boeri con l’introduzione di Quota 41 e Quota 100 si ridurrebbe anche l’occupazione: un punto di vista il suo diametralmente opposto a quello dei partiti di maggioranza, che hanno sempre sostenuto il contrario: anticipare l’età della pensione servirebbe (anche) a far posto ai giovani.

Secondo il presidente dell’Inps non è così: “Sappiamo che ogni abbassamento dell’età pensionabile comporta anche riduzione dell’occupazione perché il prelievo contributivo aumenta e il lavoro costa di più”, dice ricordando come l’esperienza degli ultimi anni abbia dimostrato una relazione con l’occupazione “molto sensibile a variazioni del cuneo fiscale e contributivo”. “Avremmo dunque non solo più pensionati, ma anche meno lavoratori, ciascuno dei quali con un fardello ben più pesante sulle proprie spalle”, dice spiegando come ripristinare le pensioni d’anzianità significherebbe perciò “ridurre il reddito netto dei lavoratori”.

“Avremo un solo lavoratore per ogni pensionato”

Insomma per Boeri è prima di tutto una questione di numeri e di fredde cifre: in un sistema pensionistico a ripartizione, ha ricordato il presidente dell’Inps, i contributi di chi lavora servono ogni anno a pagare le pensioni di chi si è ritirato dalla vita attiva. “Oggi abbiamo circa due pensionati per ogni tre lavoratori – ha affermato – questo rapporto è destinato a salire nei prossimi anni”.

Secondo le previsioni del Fondo monetario internazionale, a legislazione invariata a partire dal 2045 “l’Italia avrà infatti addirittura un solo lavoratore per ogni pensionato”.

Pensioni, il monito di Boeri

Oggi, prosegue, “un reddito pensionistico vale l’83% del salario medio. In queste condizioni, con un solo lavoratore per pensionato, quattro euro su cinque guadagnati col proprio lavoro andrebbero a pagare la pensione a chi si è ritirato dalla vita attiva. Il passaggio al sistema contributivo, con regole pensionistiche meno generose, serve proprio ad evitare che questo avvenga. Ma se dovessimo oggi abbassare l’età di pensionamento con prestazioni che hanno ancora una forte componente retributiva, condanneremmo i lavoratori a destinare fino a due terzi del proprio salario al pagamento delle pensioni”.

Quanto costerebbe la Quota 100: le stime dell’Inps

Non solo. Il costo della proposta potrebbe pesare sulla stessa platea di quanti hanno sollecitato l’abrogazione della riforma Fornero. “Secondo le nostre stime, infatti – prosegue Boeri – quota 100 pura costa fino a 20 miliardi all’anno; quota 100 con 64 anni minimi di età costa fino a 18 miliardi annui che si riducono a 16 alzando il requisito anagrafico a 65 anni mentre quota 100 con 64 anni minimi di età e il mantenimento della legislazione vigente per quanto riguarda i requisiti di anzianità contributiva indipendenti dall’età costa fino a 8 miliardi”.

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Ed è per coprire questo costo che, secondo Boeri, occorerrà “aumentare il prelievo fiscale su ogni lavoratore, innescando un circolo vizioso in cui più tasse riducono l’occupazione e dunque scaricano l’onere di finanziare le pensioni su di una platea sempre più piccola”, ripete. Senza contare la “reazione” delle imprese che “hanno bisogno di tempo per adattarsi a variazioni nell’età di pensionamento”.

Fonte: www.today.it

 

 

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