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Startup in Italia: il quadro secondo Bankitalia

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La Banca d’Italia ha svolto uno studio, aggiornato al 31 dicembre 2017, circa le startup in Italia, fornendo informazioni sulla quantità, sul numero di dipendenti, sulle attività e sul giro di affari. I dati aiutano a capire la realtà delle nuove imprese.

La creazione di nuove imprese viene spesso considerata una soluzione alla disoccupazione giovanile, non è sempre vero, ma certamente è una possibilità concreta. Ma quante sono attualmente le startup in Italia e cosa fanno? La Banca d’Italia, presentando la sua Relazione annuale, ha fornito una risposta precisa con dati aggiornati allo scorso anno.

L’analisi ha permesso di diffondere informazioni circa la presenza, il lavoro svolto e il giro di affari delle giovani imprese del Paese. Al 31 dicembre 2017 c’erano 8.391 startup, impiegate per il 77% nel settore dei servizi e per il 20% nell’industria.

Le startup in Italia, come nel resto del mondo, nascono con l’obiettivo di dare una risposta concreta a un’esigenza del mercato, per colmare una lacuna o per innovare un determinato settore. Nel 2017 grazie alle nuove imprese risultavano impiegati 35mila soci e 11mila dipendenti.

Prevalentemente le assunzioni, secondo lo studio svolto da Bankitalia, riguardano contratti a tempo indeterminato e l’età media di dirigenti e impiegati è inferiore ai 34 anni. Nella maggior parte dei casi le startup nascono dalle idee dei giovani e si sviluppano grazie all’apporto degli under 35, non solo nel management, ma anche tra i lavoratori.

 

Le statistiche sulle startup in Italia

Il Ministero dello Sviluppo economico ha diffuso i risultati di un sondaggio effettuato nel 2016 riguardante il finanziamento statale rivolto alle imprese come sostegno alla ricerca e allo sviluppo. Il dato che emerge è che la maggior parte delle startup in Italia ha realizzato innovazioni di tipo incrementale di prodotti o servizi.

Gli uffici del Mise riportano inoltre che tali aziende hanno affrontato costi di ricerca e sviluppo per il 47% della spesa annuale, investendo quindi quasi la metà del budget per studiare migliorie e novità circa i prodotti o i servizi da proporre al mercato.

L’analisi della Banca d’Italia ha avuto un focus particolare sugli aspetti economici, rilevando che il 58% delle startup in Italia si basa esclusivamente su risorse proprie. Solamente il 25% si è rivolto al credito bancario, mentre a ricevere fondi di venture capital è solo l’11% delle nuove aziende.

Dallo studio risulta però che il 20% degli imprenditori non è soddisfatto circa la quantità di risorse finanziarie a disposizione, ma sono in molti a non aver mai neppure cercato finanziamenti da investitori privati o pubblici, a non aver mai usato fondi provenienti dalle istituzioni o ad aver avviato campagne di raccolta di capitali.

Fonte: www.cliccalavoro.it

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